Nostalgici ricordi di una famiglia felice

La candela si era spenta nella grande cucina.

Mi faceva pensare a qualcosa che si era interrotto improvvisamente,penso che simboleggiasse i momenti di vita in cui restiamo al buio e nella solitudine più completa. Quanti ricordi ! Dicono che nel silenzio si nasconda sommessamente tutto ciò che è passato.

Ogni tanto rivivo i ricordi indimenticabili della mia famiglia con mio padre e mia madre nella loro casa, ai limiti dei campi di grano.Durante le lunghe sere invernali c’era uno spazio vicino al grande camino dove si sedevano al tepore di un ardente braciere ed io assaporavo con dolcezza i loro dialoghi. Ricordo con nostalgia le semplici e gustose cenette preparate dalle sapienti mani di mia madre,il profumo del pane cotto nel forno a legna, il taglio di ogni fetta era un gesto di fede e condivisione.

Mia madre diceva che era il cibo dell’anima e del corpo, l’essenza della vita che scaturiva dai chicchi del grano e ci legava alla terra, al lavoro dell’uomo.

Oggi invece, il fascino del suo profumo è svanito, il culto di questo alimento è stato dimenticato. Parlavamo del raccolto, degli animali domestici, anche di me che si accingevano ad iscrivermi presso un collegio della nostra privincia. Alle volte, con dolce sorriso mia madre mi diceva :” Mi chiedo se sono una brava madre, se so trasmettere speranze e gioie, oppure se appaio troppo apprensiva nei tuoi confronti.Perdonami se sbaglio, ma vorrei che imparassi la lezione prima del tempo, perchè la vita è troppo breve”. Povera mamma! Pensava di donarmi sempre troppo poco. Verso il tramonto lei accendeva una candela e tutto in quel luogo diventava più intimo, di una dolcezza infinita.

Ora la famiglia è diventata più fragile, forse perchè manca di un senso di responsabilità.

Un tempo quanto più uniti e felici! Tutti vivevamo intensamente i momenti di gioia e insieme si superavano anche i dolori. Bisognerebbe poter fare sempre riferimento ai valori che i nostri genitori ci hanno trasmesso con semplicità e determinazione, la saggezza di essere pronti ad accettare le inevitabili difficoltà della vta.

Solo attraverso l’amore, la fiducia, il dialogo, il sacrificio e l’impegno la famiglia diventa luogo insostituibile in cui l’uomo viene educato alla vita.

Annunci

L’INFINITO

Il mese di Settembre prelude l’Autunno, ma ha ancora luci e colori più intensi degli altri mesi. L’aria è pulita, il mare trasparente e dapperttutto fioriscono un’altra volta i fiori della primavera.

Può essere il periodo più bello della vita. Basta saperlo gustare, viverlo con semplicità e naturalezza. Un giorno feci una passeggiata in un bosco, camminavo e pregavo in mezzo alla natura che era un cantico senza fine.

Dio è dapperttutto, ma lì lo sentivo più vicino e a volte avevo l’impressione che mi parlasse. Ammirando gli alberi che s’innalzano dalla terra al cielo, pensavo che erano migliori di noi e che nel silenzio del loro mondo sapevano cogliere messaggi misteriosi. Bisognerebbe rimanere ore ed ore in meditazione ai piedi di un albero. Camminando molto lentamente ci rendiamo conto di scoprire un piccolo mondo che non immaginavamo nel quale anche un fiore di macchia lascia intravedere i suoi lati nascosti.

Nicolò Tommaseo scrisse:” Mi trovavo in quel dubbio autunno della vita, che non sai se aprire le finestre al sole o chiuderle al vento. Io penso che in ogni palpito della natura si può trovare l’infinito. Cresce il giorno, crescono gli alberi, crescono i fiori, cresce la vita. Ma quando crescerà la mente dell’uomo affinchè possa capire tutto l’amore che la natura ha per lui?

Queste parole le ho dette a Caterina una mia compagna di collegio, che dopo anni, quando l’incontrai era turbata, confusa con la mente agitata, avvertivo che stava per accaderle qualcosa e ne avevo un po’ paura. Era una sera di Settembre e c’era la luna. Quel dolce chiarore che scendeva dal cielo diceva che la vita è meravigliosa, in tutte le sue manifestazioni, la natura canta in ogni angolo la sua canzone d’amore. Le dissi che lei ci chiama e noi non dobbiamo essere sordi al suo invito.Prosegui:” Non avere disinteresse per tutto ciò che ti sta attorno che è infinito, dove è andata la Caterina di un tempo, serena ed equilibrata?”

Non sapevo da dove le venisse allora tutta quella gioia di vivere. Quella sera mi disse;” Sono come una piccola foglia in balia al vento, perchè nella mia esistenza ci sono troppe cose negative, la vita attorno a me continua a scorrere come sempre, ma io sono una donna spenta anche se cerco con tutte le mie forze ad uscire dal tunnel di questa crisi nei confronti dell’esistenza,” Le risposi con sicurezza:” I saggi dicono che la vita scorre come un fiume, gioie e dolori, sensazioni devono fluire e attraversare la nostra esistenza senza mai fermarsi come l’acqua di un rigagnolo”. Mi rispose:”Per me non è così, ormai sono una donna spenta …..”

Capii che era in preda ad una grave depressione che la stava portando sull’orlo del baratro.” Vedi “- le risposi- “abbiamo verso la vita un atteggiamento di grande presunzione come se non dovessimo mai morire, eppure ci lasciamo abbattere dalle piccole cose quotidiane e così moriamo un po’ ogni giorno. La vita è troppo bella per essere trattata una cosa da poco”.

Parlammo ancora ricordando soprattutto gli anni della nostra splendida giovinezza. La invitai per una passeggiata sui colli, Era una giornata di sole.

A contatto con la natura s’impara ad essere più sinceri, più umani e ritrovare quella naturalezza che era in noi quando eravamo bambini. Mentre camminava mi accorsi che piangeva, le chiesi il perché e mi rispose: ”Oggi assieme a te sto imparando che la vita è meravigliosa. “ Guarda- continuò- una farfalla si è posata sui fiori di rosmarino”. Era bianca aveva grandi ali appena chiazzate di bruno e si lasciava dondolare dal vento. Vedemmo che dopo un po’ sulla pianta si era posata un’altra farfalla, anch’essa bianca, i due piccoli animali si erano avvicinati battendo dolcemente le ali col ritmo del cuore. Forse erano proprio i battiti del loro minuscolo cuore a creare quel movimento delle ali che festeggiava il loro ritrovarsi dopo chissà quanto tempo. Dopo queste osservazioni, vidi che Caterina non piangeva più e il suo viso cominciava ad essere più sereno. “Credimi- mi disse- in passato non avevo mai notato queste cose perchè il mio sguardo non si era mai soffermato sui teneri palpiti del creato. A contatto con la natura s’impara ad essere più sinceri,più umani e a ritrovare quella naturalezza che era in noi quando eravamo bambini, anche un temporale ci rendeva festosi, dopo il timore del tuono”.

Ecco alle volte basta provare una dolce emozione per capire quanto sia importante la vita. Bisogna essere felici di nulla, magari di una goccia d’acqua oppure di un filo di vento. Bisogna camminare su questa terra con le braccia tese verso qualcosa che verrà, amare tutti i palpiti del cielo e ricordarsi sempre di chi ci vuole bene.

L’ULTIMO BACIO

Quando la gente passava per quella strada sulla collina che porta verso Asolo, dava sovente uno sguardo a quella bella casa posta in mezzo ad un prato sempre verde e tenuto con un’accuratezza dove nessuna cosa era trascurata.

Erano gli anni cinquanta ed il professore di musica Osvaldo,ivi abitava con la moglie insegnante elementare e la giovane figlia Violetta. Essendo tutti e due occupati per buona parte del giorno, pensarono bene di far continuare gli studi, dopo le elementari alla loro unica figlia Violetta, in un collegio di suore in una città del Veneto. Violetta cresceva nella bontà, nella diligenza ed in bellezza. I suoi capelli erano biondi come fili d’oro, il suo volto roseo,i suoi occhi di un azzurro cielo.

Per i suoi dodici anni era alta e slanciata. Nello studio non trascurava nulla. Voleva sempre dare di più per far contenti le sue insegnati e genitori.

Il padre amante dell’opera lirica volle che la giovinetta imparasse a suonare il pianoforte. Per lei non fu difficile, dopo non molto le sue dita si districavano su quei tasti con maestria e naturalezza. Gli anni che passavano erano felici e pieni di soddisfazioni. Le suore erano orgogliose di lei, era l’esempio di tutto il Collegio. Con l’avvicinarsi al diploma magistrale Violetta era diventata un’avvenente signorina tanto che quando rientrava dai suoi cari, per le vacanze, i giovanotti del paese avevano solo occhi per lei, la quale non disdegnava di qualche compagnia, però voleva essere libera da ogni vincolo.

Non fu così per molto tempo, alla festa di un copleanno di un’amica, fra un brindisi ed un ballo,le si avvicinò un bel giovane dai capelli neri e ricci, la sua figura era decisamente atletica, le chiese se desiderava ballare, Violetta disse no con il capo, si sedette così accanto a lei, e cominciò una timida conversazione. Si chiamava Filippo ed il suo sport preferito era il rugby.

Violetta non nascose di gradire quell’insolita compagnia tanto da invitarlo a casa sua, per ascoltare musica e fra un suono di una canzone e qualche aneddoto della loro infanzia, nacque un grande amore, benedetto anche da mamma e papà. Violetta superò brillantemente l’esame di maturità, così l’estate si presentava piena di gioia e di progetti. Filippo, avendo già un lavoro che lo appagava, faceva capire a Violetta di volerla sposare al più presto, al che lei rispondeva :”c’è tempo, quando insegnerò”.

Era una mattina di settembre, su e giù per le colline, si vedevano uomini e donne che lungo quei filari,ben tenuti,di viti, stavano vendemmiando grappoli d’uva dorata e nell’aria si sentiva quel soave odore di mosto, quando Violetta,alzandosi dal letto accusò un forte mal di testa, cercò di aprire la finestra che dava sul giardino, ma ahimè ! I suoi occhi non videro che ombre.

Disperata, chiamò la mamma, che accorse, intuendo subito che qualche cosa di grave stava accadendo.

In fretta venne portata giù e posta nella macchina di papà per dirigersi in fretta verso l’ospedale. Accorse anche Filippo, che non l’abbandonò più. Ci fu subito una prima visita.Dopo di che i medici dissero che c’era bisogno di un ricovero urgente. I primi giorni passarono tra analisi e raggi, fra sofferenza e speranza.Filippo le sussurrava le più belle parole d’amore. Violetta però col passare dei giorni si sentiva sempre più indebolita, il suo volto era sempre più smunto, i suoi occhi sempre più spenti.I medici prodigandosi in ogni cura possibile non nascosero la gravità della situazione a papà e mamma “tumore al cervello”. Quale disperazione ! Quale dolore ! Anche Violetta, intelligente com’era disse :” è la fine “.

Filippo le era sempre accanto, con la mano di lei stretta nella sua, parlava, parlava, dicendo frasi che il cuore gli suggeriva :” Amore mio, abbiamo camminato con la pioggia ed il vento,col sole e nella notte, dimmi come devo fare per aiutarti, io piango amore mio, e queste lacrime sono gocce di memoria perchè ricordo ogni attimo passato assieme a te”. Parole,parole,forse per soffocare un lacerante dolore, per superare la disperazione che lo stava opprimendo. Violetta con lo sguardo spento sentiva quella voce come un dolce suono che veniva da lontano, finchè una sera verso il crepuscolo, cercando di vedere ancora una volta il suo Filippo, tra atroci sofferenze esalò l’ultimo respiro, chinando il capo verso le loro mani congiunte. Filippo come un pazzo gridando frasi confuse posò la sua bocca tremante sulle ancora rosee labbra di Violetta dandole l’ultimo bacio, con l’intenzione di lasciarsi morire e sussurrando :”Dimmi come devo fare per raggiungerti, amore mio “. Venne trascinato via da amici e parenti , faceva anche un po’ freddo, da una settimana il cielo era coperto e ora la pioggia batteva fitta contro i vetri, lui sparì giù per le scale gridando:” Violetta è morta, ora non c’è più, sono morto anch’io”.

Così con il gelo nell’animo, Filippo giurò di non amare più altra donna, quello strazio si trasformò nel tempo in una vita velata di malinconia, di struggenti ricordi e di solitudine.

Nel suo diario scrisse:” Non finirò mai di cercarti sino al mattino in cui rinascerò…..Entrerò in unanuova vita, una nuova visione apparirà al mio sguardo, nuovo diventerò e quella nuova luce mi legherà a te in una nuova unione. Non finirò mai di amarti e di cercarti”.

Penso che per dimenticare un grande amore bisognerebbe vivere nella più completa solitudine. Solo così,con le proprie forze disperatamente è possibile ritrovare se stessi e se vinceremo allora rinasceremo ad una nuova vita che sarà nostra per sempre.

L’amore non conosce la sua intensità finchè non arriva l’ora del distacco.

SECONDO ANNIVERSARIO DEL CAPITELLO DELLA TASSINA

Ricordo ,come oggi, quando si è rinnovato ,il giorno 6 ottobre del 2012, il secondo anniversario della Beata Vergine del Rosario, Madre delle famiglie presso il Capitello del Quartiere Tassina. Una suggestiva tradizione religiosa per tutti i credenti della Parrocchia del Duomo di Rovigo. E’ stato come un brano conclusivo di una sinfonia, quando tutti i motivi precedenti vengono ripresi, per concludersi in un crescendo solenne e maestoso.

La gente accorsa è stata numerosa ed ogni anno è sempre di più.

Prima si è recitato il Santo Rosario, quindi la Santa Messa celebrata da Mons. Carlo Maria Santato, accompagnata dai soavi canti delle “ voci bianche “.

Questa ricorrenza è sempre un avvenimento di grazia che stupisce.

Tutto si è svolto nel più naturale dei modi , ma nel medesimo tempo ogni particolare sembrava guidato dal cielo. Come possiamo pensare, mi chiedevo, mentre osservavo in quei momenti, la bellezza della natura che ci circondava,che Dio ci abbandoni e non si curi di noi, quando è così intimamente presente nelle trame della nostra vita,perfino nei più piccoli particolari, senza tuttavia che in nessun modo la nostra libertà e la nostra vita siano violate? Non avrei mai immaginato che la Madre di Dio fosse così continuamente presente con la Sua Immagine fra di noi.

Quella piccola Statua sta ad indicare una grande verità a cui spesso non pensiamo ma alla quale la Madonna ci vuole richiamare. Il Rosario che spesso recitiamo è un colloquio con Lei. Non lo recitiamo alla Sua presenza, non La vediamo coi nostri occhi come Immagine vivente, possiamo vederla con gli occhi del cuore. Se preghiamo con fede Lei ci ascolta. Il sorriso di Maria è la speranza dell’uomo. In esso noi vediamo il destino che Dio ha preparato per ogni creatura. Lei ci dà la certezza che quella felicitàè piena e duratura a cui il nostro cuore anela è una promessa che Dio ci mantiene. La Vergine sorridente è un chiaro messaggio per questa umanità smarrita. Se le lacrime di Maria sono un ammonimento , il Suo sorriso è motivo di speranza e consolazione.

Il sorriso di Maria illumina il nostro futuro ma nello stesso tempo rallegra il nostro presente. Guardandola vedi il volto tenero e affettuoso della Madre. Non ci sembra allora che questa via semplice che porta a Lei sia fatta di umiltà e perfezione, sia percorribile a tutti indistintamente? E’ su questa via che la Santa Vergine spinge il popolo di Dio verso le vette della santità evangelica. Se sei solo,se sei ammalato, se necessiti di una buona parola, se sei anziano e hai bisogno di quacuno che ti dia una mano, rischi di trovare intorno a te indifferenza e rifiuto. Viviamo in tempi privi di sentimenti, senza poter contare nell’aiuto degli altri; la parabola del buon samaritano non è mai stata così attuale.

Dal deserto al calvario

Dalla Liturgia: Sfolgora il sole di Pasqua, risuona il cielo di canti, esulta di gioia la terra.

La Santa Pasqua è la festa più grande che ci sia e il momento in qui Cristo diventa definitivamente una sola cosa con il Padre. La Pasqua è la festa della Resurrezione e per risorgere del nostro ego limitato dobbiamo seguire la via dell’abrogazione e dell’amore. Solo in questo modo noi possiamo dimenticare noi stessi e gettare le basi per una ricerca interiore.

Quindi la via della realizzazione spirituale deve condurci al di sopra del nostro ego mentale e passa necessariamente attraverso l’amore che è armonia gioia e comprensione fra tutti gli esseri umani di questa terra. L’amore conduce infallibilmente a sviluppare dentro di noi le caratteristiche stesse di Dio. La prima di queste caratteristiche è la luce. Se noi sviluppiamo amore per gli altri, amore per la ricerca di Dio dentro di noi , si manifesta la luce Divina. Il nostro amore per il Maestro e un amore reciproco. Dio ha messo dentro di noi la scintilla Divina dello spirito che naturalmente anela a ritornare alla propria Casa. E’ come la goccia della pioggia separata dall’oceano non troverà pace sino a quando sarà unita all’oceano. Così questa goccia d’amore che Dio ha messo dentro di noi e che il Maestro sviluppa è il richiamo che ci riporta inevitabilmente verso Casa. E la reciprocità d’amore che ci fa amare il Maestro e che sviluppa dentro di noi amore per Dio. La luce di Dio si manifesta nel cuore di colui che ama gli altri e che vive in armonia con loro. Senza amore non ci può essere armonia. Come possiamo entrare in contatto con lo spirito che è in noi che è potenzialmente Divino , cioè beatitudine, perfezione assoluta ? Quindi la via Divina parte necessariamente dall’amore. Per questo i comandamenti di Dio e del Maestro non sono gravosi anzi sono dolci allo spirito perché attraverso di essi noi raggiungiamo quella parte e quella beatitudine interiore che apre il nostro occhio alla visione della Luce e alla Gloria di Dio.

Questo ci conduce dalla morte all’immortalità.

Per questo è basilare l’esperienza spirituale, così come il Cristo risorgeremo dalla morte.

Dal mondo mortale in cui vive il nostro spirito entreremo nell’eternità, risorgeremo in Dio mentre siamo ancora in questo mondo. Allora potremo essere d’esempio a tante altre anime in ricerca che anelano in questo mondo alla via della vera gioia e della pace. Che la luce del Risorto possa illuminare la nostra vita buia e ci renda capaci di raccogliere i nostri fratelli e sorelle nel rispetto e nell’amore. Nella nostra vita non saranno le parole dei nostri nemici ad essere ricordate, ma i silenzi dei nostri amici. Aiutaci o Signore a portare nel mondo e dentro di noi La Tua resurrezione e metti una grande speranza nel cuore degli uomini.

IL FIUME DELLA MIA GIOVINEZZA

Fin da bambina e poi da adolescente mi è sempre piaciuto sognare, viaggiare con la mente in luoghi lontani, in paesi sconosciuti. Forse saranno stati i libri d’avventura o i giornaletti che quotidianamente leggevo. Ma dovevo adattarmi a vivere, pur amandolo , nel mio paese, nella mia contrada, come la chiamavano i vecchi del paese: il mio quartiere. La mia casa era situata vicino ad un fiume, presso il quale provai in certi giorni delle autentiche emozioni, perché vivendoci quotidianamente era diventato il mio punto di riferimento. Quanti sogni seduta , quasi in meditazione, a guardare quell’acqua allora non contaminata e limpida come quella di una fonte di montagna.

A cause dell’imperversare della seconda guerra mondiale in casa, per vari motivi, si stavano vivendo momenti drammatici. Io correvo su e giù per le sponde di quel fiume non per divertirmi ma per affaticarmi e quindi addormentarmi presto alla sera, per sopire lo stato di paura che mi opprimeva. La guerra finì, per forza di cose cambiai abitazione, ma appena potevo raggiungevo in bicicletta quelle sponde, specialmente nei mesi primaverili, raccoglievo margherite e da lì m’incantavo a guardare le vette delle Prealpi coperte di neve, pensando spesso che la nostra vita e come un fiume che nasce , da un piccolo rivolo sulle alte montagne dove tutto è pace, purezza e silenzio. Era il mio luogo preferito perché da lì potevo rivedere la mia casa devastata dai continui bombarda- menti per colpire quel ponte ferroviario vicino a noi . Stringevo fra le mie giovani mani una bambola di pezza ritrovata fra le macerie della mia cameretta, ricordo che era tutto per me e piangevo. Piangevo perché era impossibile arrestare le mie lacrime che sgorgavano dal profondo della mia anima. Quel fiume nella mia vita di bambina era diventato il mio più grande unico amico, uniti da ricordi incancellabili, era la mia infanzia. Desideravo ardentemente raggiungere la vetta della montagna dove esso nasce, dove l’acqua chiara come il vetro zampilla dalla roccia, fresca come l’aria, leggera come un filo di vento.

E il punto dove confluiscano i rivoli d’acqua sotterranei che si formano dallo scioglimento delle nevi durante l’anno. Mi sembrava di salire quella montagna. Mentre stavo per raggiungere la cima provavo una emozione nuova, avvertivo il rumore dell’acqua che scrosciava e cantava la sua canzone al Creatore. Camminando ancora un po’ vedevo il punto dove l’acqua sgorga dalla roccia, il silenzio è rotto solo dal rumore del vento.

Quale emozione provavo seguendo il corso del mio fiume, per me era come una creatura, mi sembrava che lui mi conducesse per mano, per vedere da madre natura dove lui nasceva. Ero lì, sentivo in quei momenti che la mia anima si elevava al Creatore per ringraziarlo di tanta bellezza. Mi immaginavo di vedere quell’acqua pura che scintillava alla luce del sole e che s’incamminava verso il cammino della vita.

Il suo sgorgare da quelle rocce era come una musica che si diffondeva per addolcirmi il cuore . Oramai lo vedovo cresciuto che scorreva verso la pianura, incontrando nel suo percorso mille difficoltà.

Il fiume è la vita , è un destino senza fine come ognuno di noi che cammina con le sue forze, con le sue speranze anche se a volte proseguire la nostra strada sembra una tortura. I grandi fiumi sono come la carta del tempo. Nonostante gli oltraggi, i fiumi continuano nel loro scorrere da millenni, sfidando gli errori dell’uomo. L’incontro con il mare non è mai traumatico perché le onde cominciano a salire e lambirlo con l’alta marea.

Il delta è sempre un luogo magico, luminoso, le acque cantano il loro inno alla vita, all’amore all’eternità. Il fiume mi ha insegnato l’importanza dell’esistenza. Dal suo insegnamento è scaturita una lezione di semplicità di amore di amicizia. Ora vedo il mio fiume che finisce il suo viaggio, va verso la conquista del mare ed io lo saluto.

Ciao amico delle mie sofferenze e delle mie emozioni, tu sei stato per me un dono come il sole, la luce, la notte ed il giorno.

Un’umile preghiera alla Madre Celeste

Maria portaci  nella  via  che  Tu  stessa  hai  percorso.
Si tratta  di  un  cammino  di  santità umile  e  semplice,
nascosta agli  occhi  del  mondo  e  nota  soltanto  a  Dio,
invitaci  a  lasciare le  acque  morte  di  questa  terra  c
he  promettono   e non   mantengono
che  illudano  e  poi  immancabilmente  deludono.
Tu  ci  offri  in  cambio  l’infinito  amore  di  Dio,
l’Unico   a  placare   la nostra sete  di  assoluto  e
di  ricolmare   il  cuore  di  quella    pace  che  è  già
l’anticipo  del  paradiso  sulla  terra.

L’ultimo canto degli uccelli di rovo

Gli animali non sono mai tristi neanche quando giunge per loro l’ultimo istante di vita. Anzi alcuni cantano ancora una volta elevando un ringraziamento al Creatore. Gli uccelli di rovo quando sentono di essere arrivati al limite del loro viaggio, si mettono davanti a una spina acuminata della siepe, cantano forte come mai prima di allora e poi si gettano con il petto sulla spina lasciandosi trafiggere il cuore. Lo fanno non perché siano stanchi di vivere, ma perché la loro esistenza si è conclusa. E’ il loro naturale destino. Quante volte Elisabetta, donna ancora bella, ha invidiato la fine di questi uccelli

Lei che aveva trascorso una giovinezza avendo tutto, ricchezza, amori, viaggi. Ora verso il tramonto della vita diceva sempre: “”Forse mi trovo nell’inverno dello spirito ed il freddo ha inaridito ogni mio desiderio.”” Aveva un marito che le voleva bene, un bene oramai abitudinario, due figli, che grazie alle possibilità economiche della famiglia , si dedicavano ai lunghi viaggi. Lei pensava quasi quotidianamente che il vero amore non è gentilezza, regali, è luce e chiarezza felicità fatta di piccole cose. E’ sentirsi viva, felice , libera senza paure ne timori: “”Che cosa voglio, si diceva, che cosa sto cercando. Non so dare una risposta a questi interrogativi, sono come una foglia, una piccola e fragile foglia che sbattuta dal vento continua volteggiare senza mai fermarsi. Sto vivendo per modo di dire, dopo una lunga esistenza, trascorsa ad occuparmi degli altri, senza aver pensato a me più di quel tanto e senza aver colto al volo quelle piccole e grandi gioie che ogni giorno si affacciano sulla nostra strada per dirci che la vita in ogni attimo, anche nel più sfuggevole è meravigliosa. Sono così come tante altre donne legate ai doveri, agli obblighi alle tradizioni, al giudizio altrui””.I saggi dicono che la vita scorre come un fiume, gioie dolori sensazioni devono fluire e attraversare la nostra esistenza senza mai fermarsi.

Povera Elisabetta ! Si lasciava vivere senza più desideri, speranze, sogni, attese. Si affliggeva per le piccole cose quotidiane, morendo un po’ ogni giorno, arrivando quasi al limite della vita. Pensava sempre più alla fine immediata degli uccelli di rovo, scomparendo senza molto soffrire: un colpo al cuore e poi tutto sarebbe finito. Si sentiva stanca, sfinita, senza più volontà ad affrontare la vita, Penso che a qualsiasi età si può inventare una felicità sognata, anche l’amore non ha confini di tempo e si può farlo vivere nello spazio infinito dell’incredibile. Ebbe la forza, forse spinta dalla disperazione a prendersi una vacanza al mare. Era il mese di maggio, mentre camminando sulla spiaggia guardava la sabbia cristallina che sotto il sole brillava, i pensieri si affollavano alla mente. Pensava: “”Mi lascio vivere senza più desideri, la vita intorno a me continua a scorrere regolarmente anche qui come sempre,ed io sono in preda a una indefinibile tristezza””. Sono perfino arrivata a non avvertire la gioia di essere viva. Pensava sempre più che l’amore del marito per lei si fosse spento, ma pensava soprattutto che la colpa fosse stata anche la sua. Era una giornata ventosa, le folate sollevavano la sabbia e sbattevano la spuma delle onde, lei si lasciava spingere come una foglia secca. Era appena una settimana che si trovava in quel posto di mare, e già si sentiva terribilmente sola. Il suo pensiero era rivolto sempre alla famiglia, ai figli, al marito a tutto. Ed ecco il senso di colpa che la tormentava da mane a sera, però voleva resistere lontano da tutti, anche nella solitudine. Non sapeva rinunciare alla sua passeggiata mattutina sulla riva del mare, vedere il risveglio lento della spiaggia a quell’ora è sempre un fatto nuovo ricco di stupore e meraviglia. Camminando, camminando era arrivata ad un pontile dove si radunavano le barche dei pescatori. Ad un tratto sentì una voce dire: “”Ciao signora””. Lei si voltò di scatto e con sorpresa si trovò dinanzi un amico che aveva conosciuto in una biblioteca, uomo di mare, che trascorreva la sua vecchiaia andando di tanto in tanto a pescare con una piccola barca. Quell’incontro fu la sua salvezza. Saverio, così si chiamava non lasciò più Elisabetta.

Cominciarono a vedersi spesso ma era come si conoscessero da sempre. Qualcosa di puro ed intatto gli avvicinava ma gli ponevano al riparo da tentazioni e da cadute sentimentali, era qualcosa di simile all’amore, però più forte dell’amore, senza i suoi rischi e le sue delusioni.

Non ricordo chi ha detto che ciò che rende indissolubile le amicizie e ne raddoppia l’incanto è un sentimento che manca all’amore: La sicurezza. E’ una grande verità. In poco tempo era nato fra di loro un sentimento delicatissimo che non conoscevano. Un amore senza peccato, una storia piena di momenti belli, di cose semplici che aveva aiutato Elisabetta a ritrovarsi. Andava da lui quando ne provava il desiderio e ogni volta lui nella sua piccola casa l’accoglieva con un sorriso che le allargava il cuore.

Ora viveva sola e serena in una casetta in riva al mare che mandava spesso verso la riva onde grandi e fragorose che si appiattivano sulla sabbia ricamata a dune dal vento.

IL BULLISMO DEI GIOVANI

Il bullismo dei giovani dilaga per il buonismo educativo.

Il bullismo dei giovani si sta sempre più diffondendo . Il male è che comincia in giovane età, verso i tredici anni.

Colpiscono soprattutto le reazioni degli adulti che sembrano avere sempre più timore ad intervenire con azioni educative. Si ha paura di dare delle responsabilità perciò è un segnale che nei giovani può stimolare le bravate . Saperla di farla franca mette in moto un meccanismo pericolosissimo per i ragazzi.

In questa età i ragazzi dovrebbero sentire la presenza degli adulti. Mi trovavo un giorno a Padova mentre stavo guardando un negozio di abbigliamento , sentii delle grida , mi voltai girai e vidi dei ragazzini di circa tredicenni che stavano importunando due bambine di circa undici anni, con una sfrontatezza da adulti: Intervenni subito, se ne andarono con fatica senza manifestare nessun timore, anzi io avevo paura, perché notai in loro un comportamento da uomini maturi.

Saper farla franca mette in moto un meccanismo pericolosissimo per i ragazzi.

Nell’adolescenza ci si sente fragilissimi ma contestualmente onnipotenti, il pensare che si può agire senza essere fermati significa lasciare i ragazzi a se stessi , mentre particolarmente in questa età, i ragazzi dovrebbero sentire la presenza degli adulti. Spesso non gli si da molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti fra coetanei. Il persecutore trova piacere nell’insultare , nel picchiare e nel cercare di dominare la “”vittima”” e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male ed è angosciata . Il bullo ha maggior potere della vittima a causa dell’età , della forza, della grandezza (esempio: il maschio è più forte della femmina) e per la sua popolarità nel gruppo dei coetanei . La vittima si sente isolata ed esposta, spesso ha molta paura di riferire gli episodi di bullismo perche teme rappresaglie e vendette.

Il bullismo si compie apposta per arrecare danno alla vittima, insistendo sempre su un determinato compagno più debole rispetto a colui che compie le prepotenze. Il bullismo può assumere diverse forme:

Bullismo fisico

Bullismo verbale

Bullismo indiretto

Diversi studiosi indicano come uno dei primi interventi anti Bullismo; l’incremento della vigilanza del personale docente e non docente sugli alunni . Coinvolgimento come parte attiva di un progetto più ampio.

 

ASPETTANDO IL SANTO NATALE

Sono giorni in cui ci si dovrebbe porre una lunga serie di domande.

Certe volte nelle nostre  scelte, ci siamo lasciati condizionare dalle paure e dalle incertezze? Abbiamo amato veramente il mondo intorno a noi o è stato un amore come ce ne sono tanti? E’ su queste paure che si misura la nostra esistenza. Siamo stati piccoli o grandi a seconda di come ci siamo saputi mostrare a chi ci circonda. Forse siamo rimasti delusi per non aver saputo cogliere l’attimo fuggente della crescita interiore rimanendo in bilico fra realtà e desiderio.

Di solito siamo talmente indaffarati nella vita di oggi giorno che non troviamo il tempo di accorgerci delle persone che ci stanno vicine. Questa corsa frenetica ci porta a non sapere impiegare bene quel poco di tempo libero che abbiamo a disposizione. Non siamo più abituati ad aprirci , ci comportiamo come se volessimo fuggire da tutto e da tutti.

Se non ritroviamo la capacità di formarci un attimo a riflettere, non potremo mai dividere con gli altri la parte migliore della nostra vita e ogni giorno sarà un giorno perduto: quale mondo immenso copriamo nel silenzio in tal modo ci rendiamo conto che la pace che cerchiamo è dentro di noi:

Il cielo è un mistero che si svela soltanto nel momento in cui l’uomo smette di adagiarsi nei suoi limiti e tende verso l’alto. Siamo stati creati con l’argilla e il soffio Divino ci ha trasmesso la vita. Quindi siamo cielo e terra. L’amore conduce infallibilmente a sviluppare dentro di noi le caratteristiche stesse di Dio. Se noi sviluppiamo amore, amore per gli altri , amore per la ricerca di Dio, dentro di noi si manifesta la Luce Divina.

Allora ci metteremo in devota preghiera dinanzi a quel Bambino Gesù che, per opera dello Spirito Santo, nella Santa notte di Natale nascerà e ci salverà con la sua immensa misericordia.